Sicilia
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un corso di storia della sicilia

22-feb-2004

UN CORSO DI STORIA DELLA SICILIA

Un corso di storia della Sicilia? Perché? Perché in Sicilia e rivolto ai siciliani?

Le ragioni della scelta della “Società siciliana per l’amicizia fra i popoli” di organizzare, dopo il corso di lingua e letteratura siciliana, anche un corso di storia della Sicilia sono tante. La globalizzazione culturale ha fatto quasi sparire lingue e parlate regionali che nel loro intrinseco valore e nel valore aggiunto di produzioni letterarie pregevoli hanno un posto nella cultura e nella cultura regionale. Ma sotto accusa non può essere solo la globalizzazione culturale bensì anche altri fattori più squisitamente politici e di politica culturale post unitaria che hanno messo ai margini la Sicilia e il sud in tutti i campi del vivere sociale nazionale.

Sì, è vero, ma la storia? Ebbene anche quella abbiamo dimenticato noi siciliani (ce l’hanno fatto dimenticare e da buoni “panormiti” non ce ne siamo interessati più di tanto) e i non siciliani non conoscono proprio nulla della storia di Sicilia. E della cultura e dell’arte e delle gerarchie di valori fra città e regioni. La storia è maestra di vita e un popolo messo ai margini del vivere sociale non deve avere una storia superba e se l’ha meglio tacerla. Perché spesso proprio la storia ci fa capire da dove veniamo e chi siamo e dove possiamo andare. E i primi a non doverlo capire siamo proprio noi: i siciliani.

Sentiamo parlare, spesso, nei notiziari, di città d’arte. E poi scopriamo che sono tali Roma, Firenze, Venezia e qulche volta anche Napoli. Ma come è possibile che pur grandi capolavori rinascimentali siano tali da far escludere Palermo dal novero delle città d’arte? Tremila anni di storia, di reperti, di monumenti, dai graffiti paleolitici al liberty passando per quello stile arabo-normanno che è unico della nostra isola possono contare meno dei monumenti del rinascimento fiorentino? E le altre nostre città? E la Sicilia intera? Quale altra regione ha una massa di beni culturali paragonabile alla nostra per l’arco temporale di riferimento, per la varietà di civiltà rappresentate, per il pregio artistico e culturale di ciascuno e di tutti? Si ammira Spoleto e non si nomina Monreale! Forse sono città d’arte quelle i cui monumenti sono più visitati dai turisti? Allora hanno ragione i notiziari. Ma qui siamo in presenza di un circolo vizioso informazione-promozione-infrastrutture-iniziative. E tante colpe sono anche nostre e della nostra regione autonoma, “panormita” anch’essa.

Mi è capitato di chiedere scherzosamente ad amici vicini di scrivania, in occasione di un certo interesse giornalistico per Federico II, chi fosse questo personaggio. Le risposte: -un imperatore germanico venuto in Sicilia, -l’ho studiato nella letteratura tedesca, -un imperatore prussiano. Possibile che noi stessi ignoriamo di essere stati con Federico e già da prima con gli arabi e i normanni una regione senza rivali per grandezza delle città, per sviluppo economico e culturale e artistico e scientifico?. Quando Palermo aveva 350 mila abitanti, per dirla con Zullino, Roma e Milano, con 35 mila abitanti ciascuna erano lontanissime dallo splendore della capitale del regno e dell’impero. Palermo aveva rivali solo in altre metropoli mediterranee, in Medioriente, in Egitto, in Spagna. E come viene trattato Federico nei libri di storia, compresi i manuali scolastici? Meno spazio che alle signorie e ai comuni e alla loro lega. Non solo spazio fisico, numero di pagine ma spazio concettuale, importanza, valore e sì che Federico, se non deposto e sconfitto, avrebbe fondato lo stato unitario, grande, europeo e mediterraneo ben sei secoli prima della spedizione dei mille.

Ecco perché il corso di storia della Sicilia. Una iniziative praticamente senza spese (lo sottolineo per smontare l’alibi di chi sostiene che molte cose non le facciamo per mancanza di risorse), realizzata grazie alla collaborazione di tanti docenti della notra Università che hanno aderito con prontezza, i professori Pietrina Anello, Roberta Rizzo, Andrea Borruso, Laura Sciascia, Alessandro Musco che ha accettato di coordinarla, Francesco Renda che ha assicurato un suo contributo.

Il corso sarà articolato in conferenze tematiche settimanali. Quattro cicli, dodici incontri. Ogni martedì pomeriggio alla Scuola Garibaldi di Villa Gallidoro, a partire dal 30 marzo. Al termine sapremo qualcosa in più della nostra storia, degli eventi e dei personaggi, del divenire della cultura e dell’arte, dell’incontro con le civiltà. E rettificheremo e integreremo certa storia divulgativa e scolastica inadeguata e ingenerosa.

Non mancheranno, laddove richiesti dai docenti, adeguati supporti audiovisivi forniti dalla presidenza della scuola. Forniremo, a cura dei docenti, una bibliografia tematica. Valuteremo la possibilità di pubblicazione degli atti e di realizzazione di un cd multimediale al fine di far partecipare al corso anche gli appassionati, magari non siciliani o siciliani lontani che non hanno potuto frequentarlo (ma qui ci vorrà qualche soldino).

Peccato che una tale iniziativa non possa accogliere più di quaranta partecipanti. Chi arriverà prima avrà la precedenza e se il corso avrà successo vedremo di organizzare meglio una seconda edizione l’anno prossimo con caratteristiche di maggiore accessibilità. Anzi, pensiamo di far diventare annuali i corsi di lingua e letteratura siciliana, di storia della Sicilia e di cultura e civiltà mediterranea.

I contenuti del corso?

Un primo ciclio dedicato alla Sicilia dalle origini all’impero d’oriente (i popoli e le culture preistoriche e protostoriche, la Sicilia antica (i fenici e i greci di Sicilia), la Sicilia provincia romana (serbatoio di grano e di schiavi), l’arrivo del cristianesimo in Sicilia, la Sicilia dopo Roma, la Sicilia nell'impero bizantino.

Un secondo ciclo dedicato ai quattro secoli dello splendore arabo-normanno: la Sicilia arabo-islamica (cerniera fra le culture e le civiltà, il primato culturale, artistico, scientifico), la Sicilia normanna (Ruggero re di Sicilia, Palermo capitale multietnica e multireligiosa), Federico imperatore (le idee e gli obiettivi, lo Stato unitario moderno, le leggi, lingua e lettere, le scienze).

Un terzo ciclo dedicato alla decadenza e all’orgoglio: dalla rivoluzione dei Vespri al regno delle due Sicilie.

Un quarto ciclo dedicato alla Sicilia di oggi e di domani: dall'annessione al regno sabaudo all'autonomia regionale, la riscoperta delle radici, la Sicilia in Europa e nel Mediterraneo.

I messaggi? Una storia mediterranea nel Mediterraneo. Una storia di splendore quando è splendida la storia del Mediterraneo, di decadenza quando decade il Mediterraneo e, speriamo, di ripresa forte e decisa se e quando si riprenderà il Mediterraneo.

Una Sicilia prospera, forte, centrale, pur punta estrema dell’Europa e dell’”occidente” in un Mediterraneo debole, lacerato e povero? Impossibile.

Ninni Casamento, presidente Società siciliana per l’amicizia fra i popoli.

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