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Turismo in Sicilia - L’ANTITURISMO DI MAMMA - REGIONE

16-ott-2004

Questa mattina, nell’Aula Magna della Facoltà di economia dell’Università di Palermo, si apre un interessante “workshop” (laboratorio, in italiano) che, stante al tema (“Analisi dei mercati turistici regionali e sub regionali”) e alle preannunciate relazioni di docenti e specialisti provenienti da vari atenei, dovrebbe radiografare la multiforme realtà del turismo italiano e siciliano.

Un’occasione per abbozzare un primo bilancio della stagione estiva e per analizzare risultati e tendenze di un comparto vitale dell’economia che molto contribuisce alla formazione del PIL e allo sviluppo socio-economico d’intere regioni e province.

Soprattutto, per provare a spiegare le cause del contraddittorio andamento del turismo isolano e d’indicare le vie più efficaci del suo rilancio per recuperare l’enorme divario esistente con altre regioni italiane e mediterranee contigue.

Secondo i dati dell’Osservatorio turistico della Regione (riportati nell’ultimo numero di “Quadrante economico siciliano” del Banco di Sicilia), nel 2003 gli arrivi sono rimasti sostanzialmente stabili (+ 0,6%), mentre le presenze si sono ridotte dell’1,1% rispetto all’anno precedente.

Un risultato certamente poco entusiasmante, aggravato dal vistoso calo degli arrivi di turisti internazionali (- 7,1%) e dalla conseguente, analoga flessione delle presenze straniere che produce una performance preoccupante quanto incomprensibile. Stupefacente, direi.

E’ difficile, infatti, capire come la Sicilia possa riuscire a perdere quote pregiate di mercato quando quasi tutti i fattori militano in suo favore, compreso quello del “terrorismo” che anzi l’avvantaggia poiché colpisce diversi paesi concorrenti del Mediterraneo.

Perciò l’uso del verbo “riuscire”, anche se un po’ provocatorio, risulta più eloquente poiché lascia intravedere in questa inazione qualcosa d’intenzionalmente nocivo che solo un’eccezionale vocazione al lassismo può giustificare.

A parte la provocazione, restano le responsabilità politiche e le (in)capacità operative di questa Regione che continua a perdere colpi in tutti i settori, inchiodando la Sicilia nella palude di uno sviluppo rachitico e per giunta deviato.

D’altronde, la crisi dei flussi turistici verso la Sicilia non è una novità, ma un dato ricorrente negli ultimi anni che suona come ulteriore conferma della gravità di una condizione segnata dall’abbandono di prestigiosi monumenti, dalle minacce incombenti su pezzi pregiati del nostro patrimonio archeologico e ambientale, dagli scempi d’incantevoli tratti di costa, che si vorrebbe continuare a legalizzare con scellerate sanatorie.

Una situazione che rischia l’implosione senza, purtroppo, suscitare grandi proteste. A parte, naturalmente, l’eroica resistenza di taluni gruppi ambientalisti.
E’ scemata, infatti, la sensibilità ambientalista, anche a livello delle grandi associazioni politiche e culturali progressiste e di sinistra. Siamo di fronte ad una realtà disarmante che, a volte, può fare insorgere un dubbio paradossale: noi siciliani, tanto celebrati per l’ospitalità, forse non desideriamo lo sviluppo del turismo, vogliamo goderci, in esclusiva, questo eccezionale patrimonio, dono di una natura benigna e generosa ... magari costruendoci una brutta casona sul bagnasciuga.

Assurdità? Può darsi. Ma che altro pensare in assenza di reazioni e movimenti di massa e soprattutto di azioni conseguenti da parte dei pubblici poteri?

In ogni caso, c’è l’esigenza di sviluppare una cultura aperta al turismo e di sana gestione delle risorse. Qui c’è un ruolo per le Università siciliane che si devono meglio attrezzare per promuovere la formazione di una generazione di quadri e tecnici qualificati.

C’è, infine, un equivoco da chiarire, costituito dall’interpretazione autentica della nozione di “turismo” che molti sindaci, assessori comunali (ma anche deputati e governanti regionali) confondono con “l’antiturismo”, ossia col fenomeno delle seconde case, in gran parte abusive, che distruggono le basi stesse del turismo esistente e potenziale.

Secondo la definizione coniata dall’Organizzazione mondiale del Turismo, il turista è colui che, viaggiando per ricreazione e vacanza, affari e attività professionali, trattamenti medici, pellegrinaggi, ecc, va a dormire in hotel o in strutture extra-alberghiere autorizzate almeno per una notte e al massimo per un anno.

Ovvero, sono turisti quelli che, arrivando in Sicilia, scendono in albergo, mangiano al ristorante, frequentano i luoghi di svago (quando ci sono), acquistano beni e prodotti dell’artigianato e dell’agricoltura locali, ecc, ecc. In poche parole: quelli che, con una spesa onesta, contribuiscono a creare un’economia turistica e nuova occupazione diretta e nell’indotto.

Verità banali che potrebbero costituire i capisaldi di una nuova politica e forse ci aiuterebbero ad evitare gli errori e a concentrare gli sforzi e le risorse finanziarie nella giusta direzione, verso la creazione di un sistema di accoglienza ecocompatibile, moderno e funzionale, supportato da sagge politiche di fruizione del patrimonio e da infrastrutture e servizi efficienti e competitivi, nel rapporto qualità-prezzo, con quelli di altri Paesi e regioni del Mediterraneo.

Per conquistarsi uno spazio corrispondente alle sue grandiose potenzialità, il turismo siciliano dovrà vincere due difficili sfide: quella interna contro l’inconcludenza sprecona della macchina politica e burocratica e quella esterna della concorrenza mediterranea che, a volerlo, può divenire cooperazione, reciprocamente, vantaggiosa.

Agostino Spataro

* Pubblicato in “La Repubblica” del 15 ottobre 2004

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Commento di Alberto Alvino del 24 ott 2004

Come per tutti gli argomenti riguardanti la politica locale o nazionale.....Occorre maggiore giudizio da parte nostra (i cittadini) nella scelta della classe politica, occorre meggiore presenza democratica nelle scelte politiche. Perchè non vogliamo capire che il voto è lo strumento datoci per gestire le nostre cose, i nostri soldi, la nostra vita?
Perchè il voto in sicilia rimane clientelare, venduto o, perchè no, regalato ad una classe politica che definire mafiosa, corrotta e ignorante è solo un edulcorato eufemismo.......
Amo la mia Sicilia e mi vergogno di essere siciliano quando penso che le persone che prendono decisioni sulla mia terra e sul mio futuro abbiano i nomi che hanno, che ben conosciamo....
Il voto è un atto di responsabilità negli interessi propri e degli altri.

Commento di peppe del 27 ott 2004

Abito fuori e sempre più apprezzo la mia Sicilia ma come al solito ci sentiamo più furbi ragion per cui costruire sulle nostre coste è un must (dobbiamo vantarci con gli amici), rubare, a volte il turista, con prezzi improponibili (vedi per es mangiare il pesce a Mondello) ci fa sentire furbi e polli i turisti. Abbandonare l' unica cosa che tutto il mondo ci invidia parlo dei mosaici di piazza armerina non ci fa sdegnare.... contnuo? meglio di no perchè mi fa solo arrabbiare parlare cosi male del degrado socio-politico che affligge una terra baciata dalla storia e dalla natura e che se non ci impegniamo a salvaguardarla sarà ancora più snobbata da rozzi individui che vivono in tuguri ma che quando vengono da noi si permettono anche di criticare..(purtroppo a ragione molto spesso)..

Commento di Caterina del 19 nov 2004

Ho letto l'articolo "l'antiturismo di mamma regione" e vorrei dire che si forse è vero la mentalità che abbiamo ostacola fortemente il flusso dei turisti.Io sono una ragazza messinese e credetemi qui la situazione è certamente peggiore rispetto a Palermo e Catania ma nonostante tutto vorrei dire a chi sta in alto che non bisogna sempre lanciare messaggi negativi, del tipo noi siamo così, la situazione è questa non possiamo farci nulla. NO NON E' QUESTO IL MODO PER ANDARE AVANTI, BISOGNA MOTIVARE NOI GIOVANI INCENTIVARE LE NOSTRE PROPOSTE. NON SERVONO GRANDI OPERE BASTA POCO PERCHE' NOI ABBIAMO UN TERRITORIO BELLISSIMIO DA SALVAGUARDARE E RISPETTARE. QUESTA E' LA PRIMA MOSSA PER MIGLIORARE IL TURISMO SICILIANO. UN TURISTA CHE VEDE SPORCIZIA E DEGRADO CON POCA OSPITALITA' PREFERIRA' ANDARE A RIMINI DOVE IL MARE E' SPORCO MA C'E' UNA GRANDE ORGANIZZAZIONE. PER CONCLUDERE IL MESSAGGIO CHE VOGLIO LANCIARE E' DI CREDERE NELLA NOSTRA TERRA, PROMUOVERE I NOSTRI PRODOTTI E LE NOSTRE TRADIZIONI PROPRIO COME FANNO GLI ALTRI E LA NOSTRA SICILIA POTREBBE DIVENTARE LA REGIONE PIU' RICCA D'ITALIA PERCHE' NESSUNO HA QUELLO CHE ABBIAMO NOI QUINDI RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE. CIAO


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